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sabato 15 luglio 2017

L'età dell'innocenza

(Per il Progetto Pulitzer)


Secondo il calendario cinese il 1921 è stato l'anno del gallo, un animale domestico che vive in un gruppo con regole di convivenza ben definite, come in una qualsiasi società. È un gruppo in cui viene rispettata una gerarchia, infatti ci sono galline dominanti che hanno la priorità sul cibo e sul luogo di nidificazione, ma ogni perdita porta ad una "pausa gerarchica" fino alla costituzione di un nuovo ordinamento. Ciò che comporta più problemi a livello sociale è, però, l'aggiunta di nuovi elementi in un gruppo già formato, perché l'ultimo arrivato non viene visto bene e la sua presenza può portare a conflitti violenti. Un comportamento non poi così diverso da quello umano e la Wharton lo sa bene, visto che ha voluto scrivere delle tacite regole ed ipocrisie della società newyorkese ne "L'età dell'innocenza".

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Si tratta di un romanzo pubblicato a puntate su una rivista nel 1920, il cui protagonista è Archer Newland. Voglio essere sincera: ho capito che il protagonista era Archer quando ero già a metà, perché - non so per quale strano motivo - pensavo che la protagonista fosse tale Ellen. Ellen Olenska, un personaggio fuori dal comune, fin troppo moderno per il diciannovesimo secolo. Siamo infatti nel 1870 quando la contessa Olenska fa ritorno a New York dopo essere scappata dal marito. Ora, immaginatevi l'inizio del romanzo come la scena iniziale di un film (dal romanzo è stato tratto un film che non ho mai visto, n.b.) in cui tutta l'alta società di New York si ritrova a teatro ed improvvisamente si alza un brusio: gira voce che sia tornata in città. E così questa notizia si sparge come un piccolo fuoco che diventa incendio tra persone eccitate ed impaurite per il nuovo arrivo, curiose di vederla come se fosse un raro animale esotico, ma timorose di pronunciarne il nome. La Wharton ce la presenta così, Ellen, come una misteriosa creatura leggendaria. Non racconta nel dettaglio perché si è sentita costretta a sposare un conte europeo pur di allontanarsi dalla sua amata New York, ma ce lo fa capire facendocela conoscere pian piano. Ellen si è sempre sentita un pesce fuor d'acqua, una creatura obbligata alla solitudine perché rifiutata dai suoi stessi parenti, gli stessi che la spingono a tornare dal terribile conte Olenski. A raccontare tutto è Newland, nuovo a questi meccanismi borghesi, del tutto estraneo a questo tipo di ipocrisie. Newland fa conoscenza con Ellen in quanto cugina della sua fidanzata May e, non sapendo niente della storia sua personale, impara a conoscerla senza alcun pregiudizio finendo per rimanerne affascinato ed innamorarsene.
No, non è un romanzetto rosa. La non relazione tra Newland ed Ellen è solo una conseguenza che fa sfondo alla vicenda narrata. Si tratta invece di un'attenta analisi del comportamento umano, di come le persone preferiscano adeguarsi agli altri per non essere rifiutati e allontanati, e come gli individui dominanti riescano a manovrare gli elementi più deboli e far male a quelli ormai soli e impauriti. Eppure c'è chi si rifiuta di sottostare alle regole imposte dagli altri preferendo l'isolamento, ed è proprio Ellen, una donna forte, precorritrice dell'emancipazione della donna che avviene proprio nel periodo di pubblicazione de "L'età dell'innocenza". Il 1921 non è solo l'anno in cui Albert Einstein vince il Premio Nobel per la fisica o quello in cui Anatole France vince quello per la letteratura, ma è anche l'anno in cui Coco Chanel lancia il suo profumo "Chanel N°5" che diventerà celebre ed iconico. È il periodo in cui le donne cominciano a portare i capelli corti ed indossare i pantaloni privando gli uomini di questa esclusiva. Le donne, come Ellen, cominciano a farsi sentire ed ignorare le opinioni dei benpensanti, quelli ancora abituati ad etichettare tutto e tutti. E la Wharton scrive di tutto questo con un'eleganza unica, uno stile moderno, leggero, ma che mantiene tutta la sua femminilità.

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